Perché andare... in cerca di Gioia?

a cura di: dr.ssa Alessandra Costa

Negli ultimi anni gli adolescenti si trovano a dover affrontare tematiche molto complesse, spesso collegate al mondo virtuale e dei social o che questo mondo rende ancora più difficile. Ma di queste difficoltà e malesseri i ragazzi parlano sempre meno perché sempre meno vengono ascoltati o perché questi temi vengono ancora considerati tabù sia dalla famiglia che dalle istituzioni. Si chiudono sempre di più in sé stessi, isolandosi dai coetanei e dal mondo, vivendo in solitudine la loro sofferenza.

Goleman diceva: “Nella realtà quotidiana nessuna intelligenza è più importante di quella interpersonale” e “Come portare la civiltà nelle nostre strade e la premura per l’altro nella nostra vita di relazione?”

Goleman ci dà anche la risposta: “L’autoconsapevolezza è il fondamento della gestione del proprio sé, mentre l’empatia è la radice della competenza nelle relazioni con gli altri.”

Già, perché i ragazzi di oggi, e purtroppo anche la maggior parte degli adulti, non sono in grado di provare empatia verso i propri coetanei, mettersi nei loro panni e andare in loro aiuto. Al contrario sempre più vediamo ragazzi che si accaniscono contro i propri coetanei, che puntano il dito verso il “diverso” o ciò che non conoscono o li spaventa anziché cercare di capirlo, che usano i social come gogna mediatica per prendere in giro, deridere e umiliare. Ma l’altro è così diverso da noi? È davvero questo “mostro” come crediamo? E crediamo davvero che certe cose a noi non possano capitare?
Ma “Per capire i sentimenti degli altri devi innanzitutto comprendere i tuoi”, cosa non così semplice in adolescenza dove il gruppo è più importante del singolo, dove devi essere come gli altri ti vogliono e non come sei veramente.

Quindi secondo noi è importante affrontare con i ragazzi temi come il corpo e il bodysheming, la sessualità e le sue sfaccettature, i rapporti con gli amici, la solitudine interiore, il rapporto con i genitori e la società, i social, il loro uso e quello che ne deriva, l’uso di sostanze, e anche quelle parole che nessuno mai pronuncia ma che invece tutti gli adolescenti o quasi almeno una volta pronunciano dentro di sé, ovvero autolesionismo e suicidio (studi recentissimi del Bambin Gesù di Roma evidenziano un innalzamento esponenziale di questi casi negli ultimi due anni, dove, col covid, i rapporti sono quasi totalmente virtuali e non c’è più uno scambio relazionale umano).

Ecco, nel nostro piccolo, con questo progetto, abbiamo cercato un modo per aiutare gli adolescenti di oggi ad avvicinarsi alla consapevolezza ed alla empatia, a porsi delle domande semplici ma fondamentali: “Quand’è l’ultima volta che ho chiesto a un mio amico come sta e l’ho ascoltato davvero? Quand’è che mi sono fermato a riflettere su cosa provo e penso davvero anziché seguire la massa?

Come dice Goleman:
“Se le tue abilità emotive non sono sviluppate, se non sei consapevole di te stesso, se manchi di empatia e di affinità nelle relazioni, non importa quanto sei intelligente, non arriverai molto lontano”
“Se cercheremo di aumentare l’autoconsapevolezza, di controllare più efficacemente i nostri sentimenti negativi, di conservare il nostro ottimismo, di essere perseveranti nonostante le frustrazioni, di aumentare le nostre capacità di essere empatici e di curarci degli altri, di cooperare e di stabilire legami sociali – in altre parole, se presteremo attenzione in modo più sistematico all’intelligenza emotiva – potremo sperare in un futuro più sereno.”