Fonte: articolo di Serena Coppetti con l’intervista a Matteo Lancini per Il Giornale, da minotauro.it
C’ era una volta l’adolescente, Che oggi non c’è più. Cioè «adolescens» ancora, «nutrendo» (dal latino) la propria personalità per diventare <<adulto>> cioè «nutrito» e quindi cresciuto. Ma non più allo stesso modo. I ragazzi di oggi possono assomigliare a quelli di ieri per le cose che fanno, quelle che non fanno, o non vogliono fare. Ma dietro c’è tutta un’altra storia. A raccontarcela Matteo Lancini, psicologo, presidente della Fondazione Minotauro a Milano, osservatorio privilegiato del disagio giovanile e anche docente all’Università Bicocca (Psicologia) e Cattolica (Scienza della Formazione) di Milano. Ha scritto un libro, «L’età tradita» (Raffaello Cortina editore). Sottotitolo «Oltre i luoghi comuni>>. Quali? Quelli di cui saremmo infarciti noi adulti. Genitori. Insegnanti. Tutte quelle figure che pensano di educare (bene) a suon di 3 in pagella o di sequestri di cellulare, convinti così di renderli più forti, sicuri, capaci di affrontare le delusioni. E invece, lui sostiene, il risultato è esattamente opposto. Perché davanti ci sono altri ragazzi, che facciamo finta di non vedere. In sintesi estrema: ragazzi incapaci di sopportare il fallimento rispetto alle (troppo alte) aspettative interiorizzate fin da bambini, usano il loro corpo come megafono di un dolore inespresso perché hanno davanti una fragilità adulta senza precedenti che non lo sa ascoltare.
